MIDO: una storia di costume raccontata dal sociologo Francesco Morace

mido-morace

Sul palco di MIDO 2021 | DIGITAL EDITION è intervenuto Francesco Morace – sociolgo, saggista, founder e presidente di Future Concept Lab – che ha ripercorso la storia dell’Eyewear Show connessa al costume e all’innovazione, partendo dagli esordi negli anni ’60 fino ai nostri giorni. Un viaggio virtuale attraverso le epoche e i simboli che le hanno contraddistinte in ambito sociale, artistico e tecnologico. Un’interessante lettura del mondo, che ci aiuta a interpretare le evoluzioni del passato, del presente e del futuro.

Dal Boom Economico all’Austerity

mido-morace-marilyn

Il primo decennio analizzato da Morace parte dalla nascita di MIDO agli albori degli anni ’60, periodo in cui si progetta la modernità e la vita assume un aspetto estremamente materiale. L’ascensore sociale è possibile e tangibile e ci si afferma anche attraverso il possesso di oggetti. Le icone di riferimento sono personaggi del cinema e del jet set come Marilyn Monroe e Jackie Kennedy Onassis, con i relativi look distintivi. All’illusione dell’American Dream si contrappongono gli anni ’70, che segnano il passaggio dalla prosperità del boom economico all’austerità degli anni di piombo. In questo periodo la società assume un atteggiamento ipercritico e rivoluzionario, con personaggi come John Lennon nella musica e Pierre Cardin nella moda. L’occhialino da intellettuale da una parte, la sperimentazione fashion con le maschere avvenieristiche dall’altra.  E’ in questo momento che MIDO comincia a guadagnare importanza a livello internazionale e all’Italia viene riconosciuto un ruolo di spicco nell’ambito del design. Inoltre, i concetti di commercio e business subiscono iniezioni di creatività in dosi massicce. 

Dall’edonismo all’ansia sociale

mido-morace-cruise

Gli anni ’80 vedono l’avvento dell’edonismo, che coincide con un bisogno estremo di gratificazione personale. La moda italiana si afferma in tutto il mondo e lo stile Made in Italy sale alla ribalta con Giorgio Armani che veste Richard Gere nel cult movie American Gigolò. Le icone sono forti e decise: da Tom Cruise che rispolvera gli occhiali aviator in Top Gun, ai look estremi di Grace Jones. La frenetica corsa al successo porta però verso modelli inarrivabili, che nel decennio successivo genereranno una vera e propria ansia sociale. Negli anni ’90, infatti, le persone iniziano a nutrire preoccupazioni riguardo alla possibilità di mantenere nel futuro tutto ciò che hanno a disposizione. Il sogno comincia a sgretolarsi di fronte a una realtà molto più complessa del previsto. Le icone di questo periodo sono le top model dalla perfezione inarrivabile e questo decennio si conclude con l’ansia da Millennium Bug.

Dalla paura collettiva al self coding

mido-morace-paris-hilton

Il nuovo millennio si apre con avvenimenti shoccanti per l’umanità: gli attentanti dell’11 settembre gettano nel panico e fanno crollare i modelli del secolo precedente. La società reagisce concretizzando quanto profetizzato molto tempo prima da Andy Warhol: 15 minuti di celebrità per tutti, ma 15 minuti infiniti. E’ un mondo veloce in cui tutti possono esporsi e provare a sedurre grazie all’esordio di nuove tecnologie. L’icona del momento è Paris Hilton, la prima celebrity famosa per il solo fatto di essere famosa. Ci sia avvia verso una società di servizi sempre più specializzati e rapidi. Prende forma l’idea che i singoli bisogni debbano essere soddisfatti istantaneamente. Nel decennio successivo nasce il concetto di personalizzazione, di realtà su misura. E’ il momento di innovare, sperimentare, immaginare nuovi servizi e nuove soluzioni.

L’era dell’etica aumentata 

mido-morace-strategie

I nuovi anni ’20 sono cominciati con uno scossone, la pandemia. Tuttavia, già nel 2019 si stavano delineando delle consapevolezze, oggi accelerate nella loro affermazione e confermate. Sappiamo ciò che vogliamo: stabilità, armonia con la natura, etica. Abbiamo capito che la tecnologia è fondamentale, ma non sostituisce l’intelligenza umana e i valori. Sappiamo che le macchine calcolano meglio di noi, ma non sanno scegliere e discernere come noi. Sta cambiando l’approccio della società, che inizia a rifiutare i modelli narcisistici per abbracciare una coscienza collettiva. E’ il momento di cercare l’eccellenza, intesa non come lusso ma come lavoro ben fatto, e di potenziare le capacità naturali dell’essere umano.