
A meno di un mese dall’approvazione della legge che ha riformato il sistema degli Istituti Tecnici Superiori, dal Veneto arriva una storia che ne attesta ulteriormente l’efficacia. Lei si chiama Valeria Zucco, è nata a Feltre nel 1995 e il prossimo 19 settembre a Milano si contenderà la vittoria del prestigioso INTERNATIONAL LAB OF MITTELMODA – THE FASHION AWARD (categoria accessori), celebre concorso internazionale riservato a stilisti e studenti di fashion design provenienti dalle migliori scuole di moda tutto il mondo, i cui finalisti sono stati annunciati nei giorni scorsi. Valeria è allieva del corso ITS biennale per Eyewear Product Manager, sviluppato dal Gruppo Certottica e finanziato dalla Regione Veneto in capo alla Fondazione ITS Cosmo Fashion Academy e proprio con il suo progetto d’esame ha convinto la commissione presieduta da Matteo Marzotto, che l’ha scelta tra i migliori 25 creativi emergenti insieme ad altri giovani talenti provenienti dai quattro angoli del globo (Cina, Israele, Finlandia, Spagna, Svezia, tanto per citare alcuni tra i paesi partecipanti). Ad oggi è l’unica studentessa tra quelli selezionati a provenire da un percorso ITS.
«L’importante affermazione di Valeria Zucco, testimonia ulteriormente lo spessore e la validità delle proposte formative degli ITS, a ulteriore conferma della necessità di ripensare all’impianto educativo nazionale focalizzandosi sull’istruzione manageriale professionalizzante, in un momento molto delicato per la nostra economia – afferma Corrado Facco, Ad del Gruppo Certottica – Del resto, se è vero che nei prossimi quattro anni il solo sistema moda italiano necessiterà di 48mila profili professionali in più rispetto a quelli esistenti, è altrettanto vero che il Paese non potrà permettersi di farsi trovare impreparato, pena la perdita di competitività. L’Italia patisce il gap tra domanda e offerta di capitale umano adeguatamente profilato e formato rispetto alle esigenze delle aziende anche dell’alto di gamma, e solo una solida preparazione come quella che offrono gli ITS è in grado di rispondere alle richieste sempre più stringenti di un mercato del lavoro in continua e rapida evoluzione. Con il corso biennale per Eyewear Product Manager, l’unico esistente nel nostro Paese specifico per un comparto così attraente come quello dell’occhiale, offriamo ai nostri studenti l’opportunità di ottenere una qualifica manageriale immediatamente spendibile in un settore chiave, fiore all’occhiello del bello e ben fatto in Italia e leader nel mondo»
«Non possiamo che essere fieri del percorso di Valeria Zucco; siamo felici che i nostri corsi mettano in grado persone creative e piene di talento di raggiungere risultati oltremodo ambiziosi, è la migliore testimonianza di uno splendido percorso. La Fashion Academy ITS COSMO è da sempre vicina alle aziende e alle necessità del territorio, il nostro obiettivo come Fondazione è quello di rispondere alle esigenze di mercato grazie a una formazione all’avanguardia, seguita da professionisti e da docenti universitari. È proprio la grande richiesta di figure competenti nel settore tessile moda e abbigliamento che ha trasformato la nostra fondazione nell’ITS più grande d’Italia, con percorsi unici e di altissimo profilo formativo» – dichiara Roberto Gigliotti, direttore generale di Fondazione ITS COSMO.

Una passione, quella di Valeria per l’occhialeria, nata quasi per caso quando, dopo la laurea in Interior Design presso il Politecnico di Milano, le viene offerta un’opportunità di stage in Luxottica che si traduce subito nel classico “colpo di fulmine”. La pandemia fa il resto, costringendola a casa e spingendola così a investire in formazione: «ho deciso di approfittare del periodo di stallo forzato per implementare le mie conoscenze – racconta – Dell’ITS per Eyewear Product Manager mi avevano parlato bene e sapevo che, una volta terminati gli studi, sarebbe stato facile trovare lavoro, come di fatto è avvenuto. Ho scommesso su me stessa e ora eccomi qui. Quando ho visto il mio nome tra i finalisti del Premio stentavo quasi a crederci perché avevo avuto poco tempo per prepararmi. D’altro canto però, questo progetto lo sentivo mio, mi ha entusiasmato fin dall’inizio e sarebbe stato un peccato sfruttarlo solo ai fini dell’esame».

Durante l’ultimo anno di corso Valeria ha avuto l’opportunità di svolgere un tirocinio presso l’ufficio stile di Louis Vuitton. La sua collezione è un viaggio introspettivo in una New York insolita immersa nelle tenebre di un blackout immaginario. Il concept di base è quello di un occhiale in nylon con lente trasparente sulla quale è possibile innestare, tramite magneti, una seconda lente colorata e l’ispirazione è quella del blackout – questo sì, reale – che colpì la Grande Mela nel 1965, lasciandola all’oscuro per una notte intera, “la più bella notte della città”, come la definì il sindaco dell’epoca Robert Wagner. “Per il mio progetto cercavo un’immagine evocativa, originale e d’impatto – spiega – Ho scelto il buio, perché il buio, prescindendo dalla connotazione negativa che in molti erroneamente gli attribuiscono, è l’unica risorsa in grado di farci percepire la realtà da un’angolazione inedita. La nostra è una società distratta, abituata a vedere le cose unicamente attraverso la lente della routine. A me interessava stravolgere questo paradigma, mostrare e dimostrare che, a volte, si può anche imboccare una strada diversa e scoprire che al di fuori del nostro piccolo mondo c’è un universo intero da esplorare. Il blackout, da questo punto di vista, era una metafora perfetta. La mia collezione si compone di quattro famiglie di occhiali, ciascuna delle quali ispirata a uno strumento utilizzato per orientarsi nello spazio di altrettanti paesaggi urbani che ho fantasticato di percorrere nella mia notte incantata all’insegna delle nuove prospettive”. Adesso Valeria guarda al futuro. L’attuale impiego presso la sede padovana di Safilo è arrivato ad appena qualche giorno dalla conclusione del suo percorso di studi, e la speranza è quella di crescere e concretizzare ancora di più la sua posizione. «In me convivono due anime – conclude – quella più meticolosa e razionale e quella estrosa, votata alla creatività. Al momento prevale la prima, perché mi sento più portata per il ramo tecnico, l’industrializzazione e la fattibilità. Il design? È una sfida interessante, mai dire mai…»