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Arnaud Ribadeau Dumas: quando le lenti diventano sistemi adattivi

Nel quadro di una trasformazione sempre più profonda dell’ottica contemporanea, la ricerca scientifica, l’intelligenza delle lenti stanno ridefinendo il concetto stesso di correzione visiva. Tra innovazione clinica e rivoluzione tecnologica s’inserisce il percorso di Arnaud Ribadeau Dumas, Global Head of Product and Marketing Optical Categories in EssilorLuxottica, che abbiamo intervistato in occasione di SWITCH – Recoding Vision, l’evento globale di EssilorLuxottica tenutosi a Montecarlo lo scorso aprile, per approfondire l’evoluzione delle tecnologie legate a miopia, presbiopia e visione aumentata. Responsabile della strategia globale del segmento lenti, Arnaud Ribadeau Dumas guida lo sviluppo di soluzioni che uniscono ricerca scientifica e applicazione industriale, contribuendo a progetti chiave come il lancio delle lenti Stellest e delle tecnologie dedicate alla gestione della presbiopia e dei sistemi ottici adattivi. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra scienza, marketing e innovazione clinica, in un contesto in cui l’ottica evolve sempre più verso la medtech.

Considerando il suo ruolo nel lancio mondiale delle lenti Essilor Stellest™, in che modo la tecnologia H.A.L.T. sta cambiando concretamente l’approccio clinico alla miopia giovanile e quali sono i prossimi traguardi per questa categoria?

«La tecnologia H.A.L.T. rappresenta una vera rottura rispetto al passato. Siamo arrivati alla quarta generazione di tecnologie per il controllo della miopia: dopo le soluzioni bifocali e progressive, si è passati a un cambio di paradigma basato sul defocus retinico. L’idea è quella di creare, davanti alla retina, un segnale luminoso che possa rallentare la progressione della miopia. Questo avviene grazie a micro-lenti positive che generano un volume di luce, non un semplice punto, grazie alla loro forte asfericità. H.A.L.T significa, infatti Highly Aspherical Lenses Target. Inizialmente era un modello teorico, poi confermato dalle evidenze cliniche. Con ulteriori studi abbiamo compreso meglio l’interazione tra luce e cellule retiniche e questo ci ha permesso di perfezionare la tecnologia. Oggi sappiamo con maggiore precisione come si innesca il processo di crescita eccessiva dell’occhio. Da questa conoscenza è nata una seconda generazione, più potente, la H.A.L.T MAX, che rappresenta l’evoluzione ottimizzata del sistema. Il principio oggi è quello del dosaggio: come un farmaco, la tecnologia può essere adattata al profilo della persona. Per esempio, un bambino con alto rischio genetico o forte progressione necessita di una dose più elevata, mentre altri possono beneficiare di livelli differenti di trattamento. È un cambio fondamentale: non esiste più una soluzione unica, ma una personalizzazione terapeutica reale».

Con l’aumento della presbiopia nelle popolazioni mature, come sta evolvendo la ricerca di EssilorLuxottica verso lenti progressive e ottiche adattive che non offrano solo correzione, ma un’esperienza visiva fluida?

«In passato lo sviluppo delle lenti progressive era basato su miglioramenti del design, ma sempre all’interno di una logica puramente correttiva. Oggi abbiamo compreso che non esiste un unico profilo di portatore presbite, ma una segmentazione molto più fine. Il primo segmento è quello del giovane presbite, che entra nella presbiopia e ha bisogno solo di un supporto lieve dell’accomodazione. In questa fase non è ancora necessario un occhiale progressivo completo, ma soluzioni di ‘riposa-vista’ o supporti leggeri che aiutano la visione ravvicinata senza un cambiamento netto. Poi c’è il presbite lieve, che inizia a sviluppare difficoltà aggiuntive: qui serve un supporto intermedio, con design facilmente adattabili, pensati per primi portatori. Infine ci sono i presbiti più avanzati, con esigenze più complesse legate non solo alla distanza, ma anche alla sensibilità alla luce e al contrasto. Per questo le più moderne e performanti lenti progressive integrano più componenti tecnologiche: gestione della pupilla, trasmissione della luce e design ottico avanzato. Il punto chiave è che non si tratta più solo di correggere la vista, ma di gestire un insieme di sintomi visivi legati all’età e allo stile di vita. Questo cambia completamente l’approccio e richiede una segmentazione molto più precisa del consumatore. In questo nuovo scenario, Essilor sta guidando questo nuovo approccio innovativo attraverso la gamma completa di lenti Varilux®, sviluppata per rispondere in modo sempre più personalizzato alle diverse esigenze visive, accompagnando ogni portatore in tutte le fasi della presbiopia con tecnologie avanzate e un approccio orientato al benessere visivo globale».

In che modo competenze scientifiche e approccio commerciale contribuiscono a rendere comprensibili innovazioni così complesse per il consumatore finale?

«La ricerca scientifica è fondamentale per comprendere i meccanismi profondi, come l’interazione tra luce e cellule retiniche, ma questi concetti sono complessi da comunicare. Per questo è essenziale tradurli in diversi livelli di linguaggio. Con i ricercatori si parla di teoria e meccanismi scientifici.  Gli ottici, invece, si condividono i risultati clinici e i benefici reali sui portatori. Con il consumatore si adotta invece un linguaggio più emotivo e semplice, che sposta il focus dal ‘problema’ alla possibilità di mantenere qualità di vita e vitalità più a lungo. Non si tratta di marketing fine a sé stesso, ma di adattare la narrazione mantenendo sempre una base di evidenze scientifiche solide. È questo equilibrio che permette di rendere accessibili innovazioni molto complesse».

Avendo sviluppato una carriera internazionale in diversi continenti, quali differenze osserva nella velocità di adozione di nuove tecnologie ottiche tra i mercati occidentali e quelli emergenti?

«Le differenze sono molto marcate. In paesi come Francia e Brasile, dove il sistema è fortemente guidato dalla prescrizione medica, le lenti progressive hanno una diffusione molto elevata. Il ruolo dell’oftalmologo è centrale e questo favorisce l’adozione delle soluzioni ottiche. In Cina, invece, la situazione è storicamente diversa: la penetrazione delle progressive è stata inizialmente molto bassa, mentre il focus si è spostato rapidamente sulla miopia infantile. Oggi la Cina è il mercato più avanzato al mondo nella gestione della miopia pediatrica, con una percentuale molto elevata di bambini che utilizzano soluzioni dedicate. Questo dimostra quanto la diffusione delle tecnologie dipenda dall’interazione tra sistema medico, politiche pubbliche e industria. È sempre una dinamica a tre: scienza, governo e settore privato».

Con l’evoluzione degli Smartglasses l’occhiale diventa sempre più uno strumento tecnologico, quale sarà dunque il ruolo delle lenti “pure” nella prossima decade?

«Le lenti tradizionali continueranno ad avere un ruolo centrale perché tutto parte dalla qualità della visione. Nessuna tecnologia può sostituire il fatto di vedere bene. Anche nel mondo degli Smartglasses, le lenti non scompaiono, ma diventano più intelligenti. Possono interagire con la montatura elettronica, adattando la gestione della luce o integrando nuove funzioni. Oggi il fotocromatico reagisce alla luce solare, ma in futuro potrebbe essere controllato elettronicamente. Per esempio, potremmo regolare la trasmissione della luce in base a esigenze specifiche: ridurre l’abbagliamento, migliorare il sonno o gestire la fatica visiva. Si aprono scenari in cui la lente diventa dinamica e adattiva, capace di interagire con lo stato dell’utente e con l’ambiente. Con gli Smartglasses, l’intelligenza non è solo nella montatura, ma nell’interazione tra montatura e lente. Ed è proprio questa integrazione che definisce il futuro del settore».

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