Carla Telemaco è la vincitrice della terza edizione del concorso organizzato da SILMO Paris insieme a Vision.biz. Ottica e professionista con una formazione tra scenografia e moda, ha portato in Otticaffare il suo sguardo creativo, la passione per il colore e un approccio profondamente personale al mondo dell’eyewear.

Ci sono percorsi che, prima ancora di diventare nuovi progetti, hanno il sapore di un desiderio a lungo custodito. Carla Telemaco lo ha trasformato in Otticaffare, nato nel 2024 dall’esperienza di 18 anni nel mondo dell’ottica e dal desiderio di dare finalmente forma a una visione tutta sua. Tra moda, scenografia, colore e ricerca, Carla ha costruito uno spazio in cui scegliere un occhiale significa prima di tutto incontrare una persona, ascoltarla e cercare ciò che riesce davvero a raccontarne l’identità. Una sensibilità che guarda oltre la montatura e che fa dell’armocromia, della selezione dei brand indipendenti e della cura della relazione strumenti per esprimere la propria personalità. È proprio questo sguardo, fatto di passione, sensibilità e attenzione, ad aver portato Carla Telemaco a essere la vincitrice del concorso organizzato da SILMO Paris insieme a Vision.biz, arrivato quest’anno alla sua terza edizione, riconoscimento che celebra una visione personale e autentica del mondo dell’ottica.
Cosa l’ha spinta a partecipare al concorso e quali sono le sue impressioni sull’esperienza vissuta a Silmo Paris?
“Quando ho visto sui social il concorso “Parigi chiama gli ottici” ho pensato che fosse un’occasione da cogliere. Da quando è nata Otticaffare sento ancora più forte il desiderio di mettermi in gioco, confrontarmi con realtà diverse e continuare a imparare. SILMO Paris è stata un’esperienza davvero intensa e ricca di stimoli. Mi ha affascinato vedere quanta ricerca ci sia dietro al mondo dell’occhiale: nuovi materiali, forme, colori e interpretazioni diverse del design. Vedere da vicino le nuove collezioni e le nuove tonalità mi ha permesso di scoprire in anticipo quello che arriverà e che potrò poi proporre ai miei clienti. Mi piace l’idea di portare nel mio lavoro quello che vedo e che mi colpisce, cercando di anticipare le tendenze ma sempre adattandole alla persona che ho davanti. Sono tornata da Parigi con tante idee e tanta voglia di sperimentare. È stata un’esperienza che mi ha dato nuovi stimoli, ma anche la conferma di quanto sia importante continuare a guardarsi intorno, essere curiosi e non smettere mai di imparare”.

Da dove nasce la storia di Otticaffare e quale visione l’ha accompagnata nel tempo?
“Ho studiato moda e scenografia, e questi percorsi mi hanno insegnato a guardare le forme, i volumi, le proporzioni e soprattutto il colore in un modo diverso. Ho voluto quindi portare tutto questo nel mio lavoro e creare una mia realtà imprenditoriale. Per me scegliere un occhiale non significa semplicemente trovare una montatura che stia bene, ma cercare qualcosa che riesca a valorizzare davvero la persona, il suo viso, i suoi colori e, perché no, anche il suo carattere. La mia idea è creare un’esperienza diversa, in cui la persona si senta ascoltata e accompagnata. Mi piace pensare che l’occhiale possa diventare una parte importante dell’immagine di qualcuno. Otticaffare è un progetto giovane, ma dietro ci sono tanti anni di esperienza e soprattutto il coraggio di trasformare una passione in qualcosa di concreto. E oggi la cosa che mi dà più soddisfazione è poterlo fare a modo mio”.
Che cosa significa oggi, per lei, costruire un rapporto autentico e duraturo con il cliente?
“Significa prima di tutto creare una relazione basata sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. Una delle cose che mi ha emozionato maggiormente quando ho aperto Otticaffare è stata vedere che molti dei clienti che avevo seguito quando lavoravo come dipendente nel negozio precedente hanno scelto di seguirmi anche in questo nuovo percorso. È stato un segnale molto importante per me, perché mi ha fatto capire che in questi 18 anni non avevo costruito soltanto rapporti professionali, ma relazioni vere, nate per durare nel tempo. Il fatto che alcune persone abbiano scelto di seguirmi anche quando ho iniziato questa nuova avventura con Otticaffare rappresenta forse la conferma più bella di ciò che ho sempre cercato di costruire: un rapporto che nasce dal lavoro, ma che con il tempo può diventare qualcosa di molto più umano”.

Nel vostro Centro Ottico utilizzate molto l’armocromia: come può aiutare a individuare la montatura più valorizzante?
“L’armocromia mi aiuta a individuare la montatura più valorizzante partendo dai colori naturali della persona, in particolare dall’incarnato, dagli occhi e dai capelli. Per me l’armocromia è uno strumento prezioso, perché mi aiuta innanzitutto a fare una selezione più mirata delle montature. Non mi piace l’idea di portare il cliente davanti a decine di occhiali, rischiando di confonderlo: preferisco scegliere a monte quelli che possono valorizzarlo maggiormente, lasciandogli poi la libertà di confrontarsi e di esprimere il proprio gusto. Per Otticaffare l’armocromia è anche questo: un elemento che ci distingue e che racconta il nostro modo di intendere l’ottica. E non la considero una moda passeggera, ma uno strumento basato sullo studio del colore che, applicato all’ottica, può diventare un vero valore aggiunto. Alla fine non si tratta di trovare semplicemente “il colore giusto”, ma di trovare quell’occhiale che riesca a valorizzare la persona, a rispettarne la personalità”.
Quanto sono importanti ricerca e selezione dei brand per definire l’identità di Otticaffare?
“Sono fondamentali. Grazie anche all’armocromia e alle consulenze personalizzate, non cerco semplicemente un marchio conosciuto o una collezione da proporre a tutti, ma vado alla ricerca di colori, forme e materiali che possano davvero adattarsi alla persona che ho davanti. Per questo mi piace scoprire anche marchi indipendenti, realtà magari meno conosciute ma con una forte identità, che mi permettono di trovare qualcosa di particolare e diverso. La ricerca diventa quindi parte integrante del mio lavoro: scelgo pensando non solo a ciò che è bello, ma a ciò che può valorizzare una persona e raccontarne lo stile”.

Quali evoluzioni del mondo dell’occhialeria vi stanno incuriosendo maggiormente in questo momento?
“Principalmente mi incuriosiscono due aspetti: da una parte la ricerca estetica, dall’altra l’evoluzione tecnologica. Allo stesso tempo trovo molto interessante lo sviluppo degli occhiali smart. Mi piacerebbe che questa tecnologia non venisse pensata soltanto per ascoltare musica, fare video o aggiungere funzioni a quelle che già utilizziamo con lo smartphone, ma potesse avere un’utilità concreta nella vita delle persone. Penso soprattutto alle possibilità per le persone ipovedenti o cieche: un occhiale capace di riconoscere ciò che si ha intorno, leggere informazioni, fornire indicazioni o aiutare a muoversi con maggiore autonomia potrebbe davvero fare la differenza. Credo però che tutto questo debba andare di pari passo con un uso consapevole e con grande attenzione alla privacy. Per me il futuro dell’occhialeria è proprio nell’incontro tra estetica, innovazione e utilità: un occhiale che non sia soltanto bello o tecnologico, ma che possa realmente migliorare la vita di chi lo indossa”.
Qual è il futuro che immagina per Otticaffare e quali nuovi progetti vorrebbe portare avanti?
“Per il futuro immagino Otticaffare in continua crescita, ma sempre fedele all’idea da cui è nata: un’ottica diversa, dove la persona viene prima del prodotto. Vorrei sviluppare sempre di più le consulenze di armocromia, perché credo che possano diventare una parte importante del mio modo di seguire il cliente. Mi piacerebbe anche ampliare la ricerca di marchi indipendenti, andando a scoprire collezioni particolari per forme, materiali e colori Mi piacerebbe continuare a creare in negozio piccoli momenti dedicati al colore, alla moda e all’immagine, coinvolgendo anche altre figure professionali. Vorrei che Otticaffare diventasse un luogo dove si viene non solo per scegliere un paio di occhiali, ma anche per scoprire qualcosa di nuovo su di sé. Mi interessa far crescere l’identità di della mia attività, renderla sempre più riconoscibile e continuare a fare questo lavoro con curiosità, ricerca e, soprattutto, con il mio modo personale di viverlo”.