ANNO VIII – N°9 – SETTEMBRE 2026

E adesso, guardiamo avanti

Settembre arriva sempre con la promessa di un nuovo inizio. Cambiano le vetrine, cambiano le collezioni, cambiano le agende e, almeno nelle intenzioni, cambiamo anche noi.

Ma per l’eyewear settembre è qualcosa di più: è il momento in cui una nuova stagione prende forma e il futuro smette di essere una parola astratta, si presenta, senza più chiedere il permesso. Lo vedremo nelle fiere, nei corridoi, negli stand, nelle collezioni e nelle conversazioni a Silmo Paris, a CiOF Pechino, a DaTE. Luoghi diversi, mercati diversi, sensibilità diverse, ma una stessa evidenza: il futuro non è più oltre l’orizzonte. È già davanti a noi, e ci chiede di cambiare sguardo.

E proprio per questo abbiamo scelto di dedicare il nostro focus agli smartglasses, per raccontare una trasformazione che non appartiene più a un futuro lontano, ma è già entrata nel mercato e, sempre di più, nella quotidianità dei consumatori.

La domanda, allora, non è più: “Come sarà l’occhiale del futuro?” La domanda giusta è: “Siamo pronti a vendere quello che il futuro è già diventato?”

Perché gli smartglasses sono già qui. L’intelligenza artificiale è già qui. Sono entrati nel perimetro dell’eyewear, mettendo in discussione una definizione dell’occhiale che per decenni ci è sembrata definitiva. L’occhiale non è più soltanto una montatura che sostiene una lente. È un oggetto che integra funzioni, connessioni, informazioni e intelligenza. È un punto di contatto tra la persona e ciò che la circonda. E la lente, da elemento ottico passivo, è già coinvolta in un ecosistema nel quale adattamento, protezione, informazione e interazione convivono. E che, in prospettiva, sarà in grado di assumere un ruolo sempre più importante anche nell’ambito della salute e della prevenzione.

È un cambio di paradigma enorme e il passaggio è tutt’altro che teorico perché è già davanti agli occhi del consumatore.

E qui arriva la parte più interessante, quella che riguarda direttamente il nostro mondo: che cosa significa tutto questo per l’ottico?

Significa un’opportunità commerciale. Ma anche una responsabilità.

Perché uno smartglass non si vende come si vende un gadget tecnologico. Si indossa sul volto, deve essere confortevole, deve calzare, deve rispondere a esigenze individuali. Ha una relazione diretta con la visione e con il corpo. E soprattutto richiede qualcuno capace di spiegare non soltanto “che cosa fa”, ma “perché può essere utile a quella persona”.

È qui che l’ottico ha un vantaggio competitivo straordinario rispetto a qualsiasi altro canale. Conosce il volto. Conosce la visione. Conosce il fitting. Conosce le abitudini del cliente. Sa leggere un’esigenza e trasformarla in una soluzione. Ora deve aggiungere una competenza: conoscere la tecnologia abbastanza bene da renderla semplice. Non è poco. È una nuova area di business.

E la stessa cosa vale per l’intelligenza artificiale. Continuare a raccontarla come una minaccia significa guardare soltanto una metà della storia. L’AI modifica processi, automatizza attività, accelera operazioni e ridisegna alcune professioni. Ma proprio per questo libera tempo, competenze ed energie che possono essere spostate verso ciò che nessun algoritmo sa sostituire con la stessa efficacia: relazione, esperienza, consulenza, creatività, capacità di interpretare le persone.

La vera sfida, dunque, non è lavorare meno grazie all’AI. È usare l’AI per aumentare il valore di ciò che facciamo.

Più produttività significa più servizio. Più precisione. Più personalizzazione. Più tempo per il cliente. E anche nuove competenze e nuovi ruoli. Perché ogni tecnologia che elimina una parte del lavoro ne crea altre, se abbiamo la capacità di riconoscerle.

Ma proprio mentre la tecnologia accelera, c’è una parola che torna al centro: design. Perché più l’occhiale diventa intelligente, più diventa importante che sappia essere semplicemente… un buon occhiale.

Sembra un paradosso. Non lo è. Una fotocamera, un sensore, un microfono, una batteria o un sistema di AI possono rendere una montatura tecnologicamente avanzata. Ma se pesa, scivola, stringe, non veste bene o non piace, tutto il resto perde valore. La tecnologia non cancella il corpo. Anzi, lo rende ancora più centrale. Perché nessuna intelligenza artificiale potrà cancellare il fatto che una montatura deve stare bene su un volto. Deve essere confortevole. Deve calzare. Deve rispettare proporzioni, equilibri, materiali, ergonomia. E deve, naturalmente, essere desiderabile.

È qui che il design incontra la sua sfida più difficile. Disegnare un occhiale oggi significa confrontarsi con una complessità maggiore: non basta creare una forma riconoscibile, bella, contemporanea. Bisogna progettare un oggetto che che integra una funzione senza farsi dominare dalla funzione. La creatività, quindi, non è libera di correre da sola. Deve accettare un vincolo. Anzi, deve trasformare il vincolo in progetto.

Ed è proprio ciò che emerge dalle parole dei sette designer che abbiamo intervistato nel nostro speciale. Sette prospettive diverse, ma unite da una consapevolezza: l’occhiale non è un semplice esercizio formale. È un oggetto che deve funzionare prima ancora di essere raccontato.

In fondo, è sempre stata questa la sua forza. L’occhiale è uno degli oggetti più personali che esistano. Sta sul viso, modifica lo sguardo, racconta chi siamo. Ora aggiunge una nuova dimensione: interagisce con noi e con il mondo.

Forse è proprio questa la sfida più affascinante che ci aspetta nella nuova stagione: non scegliere tra estetica e tecnologia, tra emozione e funzione, tra tradizione e innovazione. Ma riuscire a farle convivere.

Perché il futuro dell’occhiale non sarà quello in cui la tecnologia prenderà il posto del design. Sarà quello in cui la tecnologia avrà finalmente imparato a parlare il linguaggio del design.

E allora sì, settembre può davvero essere un nuovo inizio. Non perché il futuro stia arrivando. Ma perché, a ben guardare, il futuro è già qui. La nuova stagione è già cominciata. Adesso sta a noi decidere quanto lontano vogliamo guardare.

Daniela Basilico

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