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Chrystel Barranger: tra scienza e tecnologia il futuro è già qui

Tra ricerca scientifica, innovazione tecnologica e nuovi modelli di visione, il settore ottico sta vivendo una fase di profonda ridefinizione. È proprio in questo cambiamento di paradigma che si è sviluppato SWITCH – Recoding Vision, l’evento globale di EssilorLuxottica tenutosi a Montecarlo, dal 13 al 15 aprile. Il Summit ha riunito esperti e protagonisti dell’industria attorno a un’idea chiave: il cambiamento non è più un’eccezione, ma una direzione strutturale. Abbiamo intervistato Chrystel Barranger, President EMEA & Asia Professional Solutions, per approfondire le grandi direttrici che stanno ridisegnando il futuro dell’eyewear. Figura di riferimento nel panorama internazionale, Barranger guida le attività B2B del Gruppo e lo sviluppo di soluzioni dedicate agli eyecare professionals in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia. Con un background che unisce strategia, marketing e leadership in contesti globali, la sua visione si inserisce pienamente nel tema di SWITCH: un evento in cui l’occhiale si è evoluto da semplice dispositivo correttivo a piattaforma intelligente, capace di integrare terapia, tecnologia e nuove esperienze d’uso nella vita quotidiana.

Chrystel Barranger durante l’evento Switch – ph. Laurine Paumard

Lei ha aperto il summit parlando di un momento cruciale in cui ‘re-codificare’ la visione. Perché ritiene che il settore ottico si trovi proprio oggi in un momento di svolta strategica?

«In realtà stiamo vivendo tre grandi trasformazioni. La prima riguarda la salute: oggi sappiamo che nell’occhio esistono segnali biologici che possono indicare l’insorgenza di patologie molto prima della loro manifestazione clinica. È per questo che si dice che l’occhio è una finestra sulla salute. Grazie alle nuove tecnologie di imaging e all’intelligenza artificiale, è possibile analizzare in modo estremamente preciso le strutture oculari e individuare segnali precoci di malattia. Questo vale non solo per le patologie oculari, ma anche per indicatori legati a malattie cardiovascolari e neurologiche. Si passa quindi da una medicina reattiva a una medicina preventiva, con la possibilità di fare screening su larga scala attraverso gli ottici. È un primo grande cambiamento e il settore deve necessariamente entrare in questa dinamica».

Il secondo cambiamento riguarda invece le lenti e le montature intelligenti. Qual è la direzione di questa evoluzione?

«Gli occhiali oggi iniziano a integrare tecnologia al loro interno, e siamo solo all’inizio di un’accelerazione importante. L’occhiale però deve restare tale: non può perdere identità, comfort e qualità visiva. Deve continuare a garantire le sue funzioni originarie, ma può offrire molto di più. È per questo che si parla di passaggio dalla correzione all’aumento delle capacità; integrando microfoni, sensori e intelligenza artificiale, si abilitano nuove funzioni quotidiane. Si può comunicare mentre si hanno le mani occupate, si può interagire con l’AI osservando ciò che si ha davanti agli occhi e ricevere risposte immediate. Tutto questo rende la vita più fluida. L’analogia è chiara: il computer ha trasformato il lavoro, il telefono ha trasformato la vita quotidiana, gli occhiali trasformeranno il modo in cui ci connettiamo al mondo. L’evoluzione finale sarà un occhiale aumentato capace di leggere i dati relativi alla salute in tempo reale».

Il terzo elemento di cambiamento riguarda il sistema sanitario. Che ruolo avrà l’ottico in questo nuovo scenario?

«Se si vuole fare prevenzione su larga scala è necessario organizzare screening di massa. Il problema è che il sistema sanitario non è dimensionato per gestire questi volumi. Esiste un enorme divario tra il numero di medici e la popolazione globale. Per questo lo screening deve avvenire dove le persone già si recano, e questo luogo è, naturalmente, il Centro Ottico. Il ruolo dell’ottico cambia quindi profondamente: non sarà più solo un venditore di occhiali, ma diventerà parte di un percorso di salute più ampio. La visita non sarà più soltanto una correzione visiva, ma un esame più completo. Inoltre, il rapporto con il cliente diventerà continuo, simile a quello di un medico di famiglia: le persone torneranno per screening, trattamenti, gestione di problematiche e terapie per condizioni croniche».

Quali sono le principali difficoltà per i partner B2B in Europa e Asia in una transizione verso gli Smartglasses?

«La prima sfida è prendere confidenza con il nuovo oggetto. Accettare che uno strumento nato per funzione e identità ora diventa qualcosa di più. Superato il primo step, la difficoltà è superare la paura della tecnologia e comprendere che lo stesso prodotto può avere valori d’uso diversi a seconda delle persone. Chi viaggia apprezzerà la traduzione, chi lavora in ufficio avrà la possibilità di telefonare senza usare le mani, chiunque avrà la possibilità di catturare momenti e fotografie senza prendere il telefono. I benefici cambiano a seconda del contesto. La chiave è dunque quella di adattarsi, non di vendere tecnologia, ma di tradurre la tecnologia in benefici concreti per la persona. Questo richiede un cambiamento profondo di prospettiva e di insight sul consumatore».

Chrystel Barranger sul palco di Switch – ph. Laurine Paumard

Qual è il rischio per chi non adotta questa trasformazione?

«Il primo obiettivo è decodificare ciò che sta accadendo e renderlo comprensibile. Eventi come SWITCH servono proprio a questo: mettere insieme prospettive diverse, dal business alla scienza, per mostrare concretamente che la trasformazione è già in atto. Il rischio è lo stesso di ogni grande cambiamento: chi arriva troppo tardi viene superato. Non è un processo futuro, è già in corso. Il problema non è il cambiamento in sé, ma il ritardo nell’adattamento. Il settore ottico è composto da professionisti molto competenti e appassionati, ma se restano ancorati al modello precedente rischiano di ritrovarsi con un business ridotto senza comprenderne le cause. Chi invece si evolve può cogliere un’enorme opportunità di crescita».

Come evolverà la tecnologia Transitions® per rispondere alle nuove esigenze visive e di gestione della luce?

«È un tema molto interessante perché la luce ha un impatto diretto su cellule, sonno, fatica e funzioni cognitive. Se si riesce a dosare correttamente la luce e a filtrare le lunghezze d’onda pertinenti, è possibile influenzare il sonno o anche l’umore delle persone. A lungo termine, questo potrebbe persino avere un impatto sulle prestazioni cognitive. L’evoluzione del fotocromatico va verso sistemi sempre più intelligenti, fino all’idea di un occhiale capace di adattarsi alla persona, al suo cervello e al momento della giornata. Si passa quindi a una gestione dinamica della luce, sempre più personalizzata. Non è fantascienza: è una direzione di sviluppo reale. La luce diventerà sempre più centrale nella gestione della visione e del benessere».

In che modo i dati e le evidenze scientifiche stanno influenzando il marketing strategico dell’ottica e della salute visiva?

«Quando si passa dal mondo della correzione a quello della terapia, si entra in un ambito sempre più vicino alla medicina e al farmaco. Il modello med-tech richiede una base scientifica solida, fatta di ricerca ed evidenze cliniche. Tutti i nuovi ambiti, dalla gestione della miopia alla modulazione della luce fino alle soluzioni audio o funzionali richiedono questo approccio. Il settore sta entrando in una dimensione più clinica e strutturata. Questo rappresenta un cambiamento significativo e comprensibilmente innovativo per alcuni professionisti, perché richiede nuove competenze. Ma è un’evoluzione inevitabile: chi inizia ora il percorso può costruire il futuro del settore!».

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