Il 16 aprile, nel cuore di Milano, Marcolin ha aperto le sue porte a un press day che è stato molto più di una semplice presentazione. È stato un attraversamento. Tra tavoli luminosi, riflessi di lenti e superfici trasparenti, le collezioni hanno preso forma come storie da indossare. Ogni brand ha portato con sé un linguaggio preciso, una direzione, un’idea di sguardo sul mondo. E tutto, sorprendentemente, ruotava attorno a un concetto comune: alleggerire. Alleggerire le strutture. Alleggerire le forme. Alleggerire perfino l’idea stessa di occhiale. Il risultato è un panorama fluido, contemporaneo, dove heritage e innovazione si intrecciano senza sforzo.

Zegna: l’eleganza che si fa aria
Zegna lavora per sottrazione, alleggerendo la materia e lasciando che sia la forma a parlare con naturalezza. I modelli cambiano pelle, diventano più leggeri e quasi impercettibili sul viso, senza perdere la loro identità. “Orizzonte” resta riconoscibile, ma evolve come se avesse imparato a respirare, mentre “Aurora” introduce curve più morbide e una rotondità che addolcisce e al tempo stesso definisce. Ne emerge un’eleganza che non ha bisogno di dichiararsi, ma che si posa con discrezione e accompagna chi la indossa.

ic! berlin: ingegneria che diventa gesto
ic! berlin porta nel racconto eyewear una precisione quasi ingegneristica, trasformandola però in qualcosa di sorprendentemente leggero e quotidiano. Le montature, costruite senza viti e pensate per essere smontate e rimontate con semplicità, raccontano un’idea di design essenziale ma mai fredda, dove ogni elemento ha una funzione chiara e riconoscibile. L’acciaio si piega, si adatta, segue il movimento del viso senza opporsi, restituendo una sensazione di libertà e resistenza allo stesso tempo.

Adidas: performance che incontra lo stile
Adidas interpreta l’eyewear come un’estensione naturale del movimento, portando nella collezione una visione in cui tecnica e stile convivono senza compromessi. Le mascherine avvolgenti, progettate per accompagnare corsa, ciclismo e attività outdoor, nascono da un’attenzione precisa alla performance: aerodinamicità, stabilità e leggerezza diventano elementi centrali, supportati da naselli regolabili e grip studiati per garantire comfort anche nelle condizioni più dinamiche.

Web Eyewear: memoria che si trasforma
Nella capsule celebrativa di Web Eyewear convivono tecnica ed emozione, in un equilibrio sottile ma evidente. Le montature senza viti appaiono quasi sospese, costruite con una precisione invisibile che ne esalta la leggerezza, mentre l’acciaio, lavorato e piegato con cura, si trasforma in un elemento fluido e naturale. Anche il colore diventa parte del racconto, definendo un’identità precisa insieme alle lenti fotocromatiche, che accompagnano lo sguardo e lo trasformano in un gesto dinamico e quotidiano.

MCM: un viaggio, ma senza destinazione
MCM non si limita a evocare il viaggio, ma lo integra nel proprio linguaggio estetico, trasformandolo in un elemento strutturale. Le montature sembrano oggetti in movimento, attraversate da dettagli che richiamano fibbie, valigeria e percorsi, mentre le mascherine si fanno audaci e protettive e gli ovalini più raccolti restituiscono una dimensione quotidiana. Le trasparenze creano profondità e stratificazioni, dando vita a un’estetica nomade che cambia prospettiva a ogni sguardo.

K-Way: il volto della leggerezza urbana
K-Way attraversa una fase di trasformazione, allontanandosi dal linguaggio puramente sportivo per avvicinarsi a un’estetica più urbana e trasversale. Le forme si assottigliano, gli ovalini tornano protagonisti e le lenti dialogano con le montature attraverso contrasti delicati. Il tape, elemento distintivo del brand, si evolve in segno grafico riconoscibile, quasi affettivo, diventando parte integrante di uno stile che traduce la praticità in espressione contemporanea.

Max Mara: il peso giusto della presenza
Max Mara resta fedele alla propria identità e continua a costruire occhiali che si fanno notare per presenza e struttura. Le forme sono ampie e decise, pensate per occupare lo spazio con equilibrio, mentre il modello Malibu richiama un immaginario anni ’70 caldo e cinematografico. Accanto a questi volumi importanti emergono variazioni più contenute, come pause all’interno di un racconto coerente, in cui il doppio acetato aggiunge profondità e le trasparenze suggeriscono movimento. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio contribuisce a una costruzione rigorosa e misurata.

Max&Co.: fra colore e leggerezza
Se Max Mara rappresenta la struttura, Max&Co. introduce un senso di leggerezza più immediato e spontaneo. I colori pastello, le linee pulite e le forme essenziali costruiscono un’estetica che non vuole imporsi, ma accompagnare. Gli occhiali avvolgono il viso con naturalezza, definendo senza irrigidire e restituendo una sensazione di freschezza contemporanea. È una collezione che non cerca attenzione in modo esplicito, ma riesce comunque a catturarla.

Christian Louboutin: il dettaglio che sorprende
Con Christian Louboutin tutto parte dal dettaglio, da quell’elemento capace di cambiare la percezione dell’oggetto. La suola rossa appare inaspettata, nascosta e rivelata solo a uno sguardo attento, mentre le borchie introducono una tensione più urbana e decisa. Le forme si alternano tra costruzioni architettoniche e soluzioni più classiche, dando vita a occhiali che non cercano equilibrio, ma una reazione, trasformando ogni modello in un’affermazione visiva.

Pucci: estate, sempre
Pucci traduce la propria identità in un racconto fatto di luce e movimento, dove le stampe scorrono sulle montature come tessuti mossi dal vento. I colori, capaci di unire tonalità calde e fredde, creano armonie inattese, mentre le forme spaziano dalle mascherine agli ovalini con naturalezza. I dettagli, come la fish tail, restano discreti ma riconoscibili, contribuendo a definire un’estetica che richiama un’estate continua, fatta di energia e leggerezza.

Timberland: la funzione che diventa forma
Timberland mantiene saldo il proprio legame con la funzionalità, evolvendo però verso un linguaggio più contemporaneo. I materiali sostenibili e le costruzioni solide si uniscono a elementi tecnici che non vengono nascosti, ma valorizzati, dai clip-on ai naselli regolabili fino al grip studiato per il comfort. Il risultato è un design diretto e concreto, che conserva un carattere quotidiano senza rinunciare a una ricerca precisa.

GCDS: meno rumore, più identità
GCDS sorprende proprio nel momento in cui ci si aspetterebbe l’eccesso, scegliendo invece una strada più essenziale. Le forme si puliscono, i volumi si ridimensionano e il carattere emerge in modo più controllato, mentre trasparenze e loghi interni lavorano in maniera più sottile. È una fase nuova, più consapevole, in cui l’identità si afferma senza bisogno di alzare il tono.

Guess: tra memoria e gioco
Guess continua a muoversi tra registri diversi, mantenendo una forte componente decorativa ma introducendo anche soluzioni più essenziali. Cristalli e catene convivono con modelli più puliti, mentre il concept apre a un dialogo generazionale che unisce stili e età diverse. Il risultato è un equilibrio tra memoria e contemporaneità, con un gusto vintage che non diventa mai nostalgia, ma resta dinamico e giocoso.

Tom Ford: identità in trasformazione
Tom Ford resta riconoscibile, ma sceglie di evolvere il proprio linguaggio introducendo nuove sfumature. La Private Collection rappresenta la dimensione più esclusiva, con il corno di bufalo che rende ogni pezzo unico, mentre l’Icon Collection mantiene i codici distintivi del brand, a partire dalla T strutturale. È però nella Core Collection che emerge la svolta più evidente, tra colori lattiginosi, trasparenze e forme inaspettate, segnando un cambiamento che non rompe con il passato, ma lo accompagna verso una nuova direzione.
È proprio in questa capacità di orchestrare differenze che Marcolin continua a distinguersi, mettendo in dialogo brand diversi, estetiche lontane e pubblici differenti senza mai creare frizione, ma anzi trovando ogni volta un punto d’incontro in una visione condivisa, sempre più nitida e riconoscibile; il press day diventa così una lente attraverso cui leggere il presente dell’eyewear e, in parte, anche il suo futuro lasciando la sensazione che non si tratti solo di occhiali, ma di un vero e proprio modo di guardare, più consapevole, più leggero, decisamente più contemporaneo.


