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Safilo: a rischio lo storico stabilimento di Longarone

Si addensano le nubi più scure sul futuro dello stabilimento Safilo di Longarone. Nonostante la buona performance del Gruppo nel 2022 (leggi qui), in un comunicato stampa l’azienda ha fatto sapere che “in relazione all’analisi strategica in corso, vista l’evoluzione del portafoglio prodotto, il contesto economico, le dinamiche competitive nell’industry e una persistente sovracapacità produttiva, il Consiglio di Amministrazione di Safilo, nel ribadire l’importanza dei siti produttivi di Santa Maria di Sala e Bergamo, del centro logistico di Padova, e delle capacità creative del Gruppo, ha dato mandato al management di esplorare delle soluzioni alternative per lo stabilimento di Longarone, il cui contenuto si delineerà meglio nelle prossime settimane”. Le ipotesi di chiusura, secondo quanto affermato dal senatore e segretario del Pd veneto Andrea Martella al Gazzettino, “sarebbero emerse con una certa nettezza a seguito dell’incontro avvenuto lo scorso 26 gennaio nella sede della Regione Veneto tra azienda e sindacati, alla presenza dell’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan”. Poi il senatore ha ricordato l’origine e le ragioni che portarono all’insediamento di Safilo: “L’impianto bellunese fu realizzato anche sulla base di una precisa volontà di rilancio del territorio colpito dalla tragedia del Vajont” e occupa 472 dipendenti. Martella quindi ha proseguito chiedendosi “se i ministri non ritengano necessario convocare in tempi rapidi le parti coinvolte ad un apposito tavolo ministeriale per individuare soluzioni per scongiurare il disimpegno da parte del Gruppo Safilo verso l’impianto di Longarone, salvaguardandone gli attuali livelli occupazionali”.

 

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