OptiRocket: la piattaforma che ripensa il digitale per i Centri Ottici

Nel mondo dell’ottica contemporanea, dove la competenza professionale si intreccia sempre più con la trasformazione digitale, emerge la figura di Marko Jablanovic, digital strategist e web developer di OptiRocket, capace di muoversi tra esperienza sul campo, marketing e tecnologia avanzata. Ottico optometrista con oltre tredici anni di attività e un master da programmatore, Jablanovic ha costruito la propria visione a partire da un contatto diretto e quotidiano con le esigenze reali dei Centri Ottici e dei loro clienti. Partendo da questa prospettiva concreta, ha sviluppato un percorso orientato a tradurre il digitale in strumenti realmente utili: siti web, e-commerce, soluzioni software e strategie di marketing pensate per migliorare la comunicazione, rendere più efficace la vendita e accompagnare i professionisti del settore nell’affrontare il cambiamento con maggiore consapevolezza. Un approccio che unisce tecnica e realtà operativa, e che si è tradotta in una soluzione concreta al servizio della professione, come ci racconta in questa intervista esclusiva.

Qual è stato il problema concreto che l’ha fatta pensare: “serve uno strumento diverso da quelli che esistono oggi”? E in cosa consiste il software OptiRocket che ha creato?

Il problema nasce da un’esigenza molto concreta, che ho vissuto in prima persona. Da diversi anni lavoro a stretto contatto con i Centri Ottici, occupandomi non solo di marketing, ma anche della realizzazione di siti web ed e-commerce. Nel tempo ho sviluppato anche l’e-commerce del mio centro ottico e mi sono scontrato più volte con un limite: la gestione del catalogo prodotti, soprattutto nel settore ottico, è spesso lenta, macchinosa e complessa da configurare. Caricare gli occhiali, costruire i filtri dello shop, aggiornare lo stock velocemente, creare un layout del negozio ordinato e moderno richiede davvero troppo tempo. Ed è un problema sentito da diversi Centri Ottici che spesso sono gestiti da una o due persone e hanno poco tempo per gestire la parte online. Ad un certo punto mi sono chiesto: perché non creare una piattaforma che permetta a un ottico di andare online in autonomia, senza dover dipendere ogni volta da sviluppatori, agenzie o strumenti complessi? Da questa domanda è nata OptiRocket. Si tratta di una soluzione software completamente in cloud, quindi accessibile da qualsiasi dispositivo, pensata per semplificare la vendita online di occhiali da sole e la promozione dei servizi del centro ottico. L’obiettivo è molto chiaro: permettere a un ottico di creare una presenza online efficace in meno di 10 minuti, con strumenti semplici, veloci e accessibili. La piattaforma si compone di due strumenti principali, diversi ma collegabili tra loro. Il primo è uno strumento per la gestione del link in bio sui social, completamente personalizzabile. Non è solo una pagina con dei link: permette di inserire form per raccogliere email, sbloccare codici sconto, collegare pagine di prenotazione per servizi e appuntamenti in negozio, mostrare selezioni di occhiali, aggiungere banner promozionali e costruire una piccola esperienza digitale intorno al centro ottico. Il secondo strumento è una vera e propria pagina vetrina e-commerce, anche questa totalmente personalizzabile. L’ottico può scegliere colori, testi, pulsanti, icone, stile delle card prodotto, bordi, modalità di visualizzazione degli sconti e molti altri elementi grafici, senza bisogno di competenze tecniche”. Può anche salvare i template per cambiare veste allo shop in alcuni periodi dell’anno, per esempio può avere uno shop diverso per la festa della mamma, per san valentino, per Natale o Black Friday e tutto questo con un solo click. La differenza rispetto a molte soluzioni tradizionali è che OptiRocket non nasce come un e-commerce generico adattato agli ottici, ma come uno strumento pensato fin dall’inizio sulle necessità quotidiane di chi lavora in un Centro ottico. Io stesso mi occupo della gestione dell’e-commerce del centro ottico di famiglia e so quanto possa diventare pesante pensare ai clienti e poi dover trovare il tempo per caricare prodotti online. Per questo uno dei punti fondamentali di OptiRocket è la rapidità: deve essere facile da usare anche per chi lavora da solo, non ha un reparto marketing interno e non può permettersi di perdere ore dietro ai tecnicismi”.

Sul suo sito parla dell’importanza di unire ottica, marketing e tecnologia. Quanto è importante per un ottico avere strumenti digitali che non si limitino alla gestione, ma che aiutino anche ad acquisire e fidelizzare clienti?

Nel settore dell’ottica, parlare di strumenti digitali significa quasi esclusivamente parlare di gestionale. Avere un software per amministrare magazzino, clienti, vendite e lenti è già percepito come essere “avanti” dal punto di vista digitale. Oggi però questo non basta più. Il gestionale resta fondamentale, perché è il cuore operativo del centro ottico: contiene dati, storico clienti, acquisti, prescrizioni ecc.. Ma il vero salto di qualità avviene quando questi dati non rimangono fermi dentro un sistema, ma vengono utilizzati per costruire un ecosistema digitale più ampio. La mia idea di tecnologia per l’ottica è proprio questa: non uno strumento isolato, ma un insieme di strumenti integrabili tra loro, capaci di lavorare insieme. Il gestionale può fare da “mente” e da principale orchestratore, mentre altri strumenti, attraverso integrazioni e API, possono occuparsi di attività più specifiche: marketing, comunicazione, automazioni, invio di email, SMS, messaggi WhatsApp, chatbot, agenti AI e analisi dei comportamenti dei clienti. Questo è importante perché il primo obiettivo della maggior parte degli ottici con cui lavoro è acquisire nuovi clienti. Ma acquisire clienti è solo il primo passo. Il vero valore nasce quando si riesce a costruire un percorso chiaro di fidelizzazione. Un cliente non dovrebbe entrare in contatto con il centro ottico solo quando ha bisogno di cambiare occhiali. Dovrebbe poter vivere un’esperienza continua con comunicazioni personalizzate, consigli, cross sell, incentivi per cambiare occhiali più spesso ed essere spronato nel creare un passaparola reale con amici e parenti. Per fare questo servono strumenti digitali che non si limitino alla gestione, ma che aiutino il centro ottico a creare relazione. La tecnologia, se progettata bene, permette di automatizzare una parte importante di questo percorso, senza togliere umanità al rapporto. OptiRocket non vuole essere solo uno strumento per mettere online prodotti, ma una piattaforma che possa coesistere con il negozio fisico e aumentare i touchpoint digitali con il cliente. Per fare un esempio concreto all’interno del mio software ci sono strumenti pensati per creare esperienze interattive anche in negozio, come l’analisi di armocromia, oppure la possibilità di generare QR code da inserire in punti strategici dello store, come specchi, vetrine, espositori o materiali promozionali. In questo modo il negozio fisico non viene sostituito dal digitale, ma viene potenziato. Il cliente può scoprire prodotti, lasciare i propri dati, accedere a promozioni, prenotare servizi o approfondire contenuti anche mentre si trova in negozio ad aspettare il suo turno, o fa un giro in negozio. Per me questo è il punto centrale: il digitale non deve essere visto come qualcosa di separato dall’attività quotidiana dell’ottico. Deve diventare un alleato semplice e concreto capace di aiutare il centro ottico ad acquisire clienti, seguirli meglio nel tempo e offrire un’esperienza più moderna, fluida e personalizzata”.

Avendo lavorato per oltre dieci anni all’interno di un Centro Ottico, quali funzionalità ha voluto inserire nel software perché risolvessero problemi che lei stesso ha vissuto ogni giorno?

Avendo lavorato per oltre dieci anni all’interno di un centro ottico, ho cercato di inserire in OptiRocket funzionalità che rispondessero a problemi molto concreti, quelli che vivi davvero nella quotidianità del negozio. Una cosa a cui tengo molto è che il software non venga sviluppato solo sulla base della mia esperienza. La mia esperienza è stata il punto di partenza, ma oggi molte funzionalità nascono anche dal confronto diretto con gli ottici che utilizzano la piattaforma. Chiedo spesso feedback, suggerimenti e criticità, perché credo che un software utile debba evolversi insieme a chi lo usa ogni giorno. Nel lavoro quotidiano ci sono tante attività che sembrano piccole, ma che sommate fanno perdere molto tempo: caricare prodotti, aggiornarli, promuoverli sui social, creare contenuti, mettere in evidenza una selezione specifica, collegare il negozio fisico alla comunicazione online. Ho voluto lavorare proprio su questi passaggi. Una funzionalità che considero molto importante è la sincronizzazione automatica del catalogo prodotti con Meta. In pratica, gli occhiali caricati su OptiRocket possono essere utilizzati anche per attività su Facebook e Instagram. campagne pubblicitarie, tag nei post, nelle storie o nei reel. Questo evita all’ottico di dover duplicare il lavoro su più piattaforme e rende molto più semplice trasformare il catalogo in uno strumento di marketing. Un’altra funzione che reputo particolarmente utile è quella legata al Bio Builder. Spesso l’ottico non ha bisogno di mandare il cliente direttamente su tutto l’e-commerce, ma vuole valorizzare solo una selezione precisa di prodotti. Per esempio, può creare una storia o un reel per presentare un nuovo brand arrivato in negozio, una collezione estiva, oppure una selezione di occhiali pensata per un’occasione specifica. In quel caso può mostrare solo quei prodotti all’interno del link in bio e permettere al cliente di consultarli o acquistarli in modo più immediato. Questo è un aspetto importante, perché oggi il percorso di acquisto non parte sempre da una ricerca sul sito. Molto spesso nasce da un contenuto social, da una storia vista al momento giusto, da un prodotto taggato. OptiRocket cerca di rendere questo passaggio più naturale: dal contenuto al prodotto, dal prodotto al contatto, dal contatto alla vendita. In generale, le funzionalità che inserisco nel software hanno tutte lo stesso obiettivo: ridurre i passaggi inutili e aiutare l’ottico a costruire un’esperienza d’acquisto diversa e a cavallo tra fisico e digitale“.

 

 

Quali caratteristiche rendono OptiRocket una soluzione diversa rispetto agli altri software presenti sul mercato dell’ottica?

La caratteristica principale che rende OptiRocket diversa è il suo posizionamento. OptiRocket nasce con l’obiettivo di aiutare l’ottico a portare online il proprio catalogo, promuovere i prodotti e creare nuovi punti di contatto digitali con i clienti. Per questo non la considero una piattaforma alternativa al gestionale tradizionale, ma uno strumento complementare. Il gestionale continua a essere il cuore operativo del centro ottico; OptiRocket lavora invece sulla parte commerciale, marketing e vendita online. Questa, secondo me, è la vera differenza. Molti ottici hanno già un buon gestionale, ma quando vogliono vendere online o valorizzare i propri prodotti sui social si trovano davanti a strumenti generici o costosi. OptiRocket prova a risolvere proprio questo problema: offrire una soluzione verticale, semplice e accessibile, costruita intorno alle esigenze reali di un centro ottico. Considera che l’abbonamento base alla piattaforma oggi è di 19€ al mese, quindi un costo davvero irrisorio per un ottico. Un altro elemento distintivo è la velocità. L’obiettivo è creare un e-commerce complesso che richiede passaggi per la configurazione e permette all’ottico di essere online in pochissimo tempo”. In sintesi, OptiRocket si distingue perché non vuole sostituire ciò che già funziona, ma coprire un’area che spesso rimane scoperta: la connessione tra negozio fisico e vendita online”.

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente anche nel retail e nella sanità. Quale ruolo avrà, secondo lei, nei Centri Ottici dei prossimi cinque anni e come vi state preparando a questa evoluzione?

Questa domanda è davvero complessa. Lavorando nel tech assisto ogni mese a novità, software, nuovi modelli AI e molti di questi cambiano completamente il modo di lavorare quindi su uno spettro temporale di 5 anni è davvero difficile fare previsioni. Quello di cui sono certo è che tra 5 anni buona parte dei mestieri cambierà veste completamente, tra cui il settore ottico e il retail come siamo abituati a vederli oggi. Io credo, che per tutelarsi ed evitare di essere sostituiti i principali cambiamenti che possono aiutare sono: costruire un forte personal brand soprattutto a livello locale con specializzazioni verticali in grado di differenziarsi dai competitor sia fisici che online. Ed inserire servizi difficilmente sostituibili sia da un competitor che da un agente AI. A mio parere ci sarà un forte ritorno all’artigianalità in diversi settori, dove in un mondo dove si può avere tutto e subito con uno o due click, la vera differenziazione sarà avere prodotti unici. Quindi, come già operiamo nel Centro Ottico, potenzieremo la parte relativa all’occhiale sartoriale non solo come servizio ma come esperienza per il cliente. Oltre a questo ha senso puntare su servizi come Ortocheratologia, lenti a contatto di ricetta e Visual Training”.

Se dovesse dare un solo consiglio a un ottico che oggi utilizza ancora strumenti tradizionali e guarda con diffidenza al digitale, quale sarebbe?

Il consiglio che darei è di non vedere il digitale come qualcosa che deve per forza stravolgere il proprio modo di lavorare. Capisco bene questa diffidenza, soprattutto in un settore in cui la relazione umana, la competenza professionale e la fiducia con il cliente sono pilastri centrali. Il digitale non deve sostituire tutto questo. Al contrario, se usato bene, deve proteggerlo e potenziarlo. Spesso si pensa che iniziare un percorso nel digitale significhi cambiare completamente strumenti, abitudini e modo di comunicare. È un tema che mi capita di affrontare spesso anche parlando con aziende che sviluppano sistemi gestionali per l’ottica. Molti ottici hanno paura di cambiare perché temono di complicare la quotidianità del negozio. E questa paura aumenta ancora di più quando ci sono dipendenti o collaboratori da coinvolgere. La credenza più comune è: “Se cambio strumento, poi il team non si abitua, le procedure si bloccano e rischio di creare confusione nell’operatività quotidiana”. In realtà, Una buona digitalizzazione non dovrebbe mai partire dall’idea di rivoluzionare tutto dall’oggi al domani. Dovrebbe partire dai problemi reali: dove perdiamo più tempo? Quali attività ripetitive possiamo alleggerire? Dove possiamo comunicare meglio con il cliente? Quali passaggi possiamo rendere più semplici? Non bisogna “diventare digitali” per moda ma per lavorare meglio. Per questo Il mio consiglio è: programmarsi piccole sessioni di studio settimanali e iniziare e testare. Partire da piccoli cambiamenti, misurare se funzionano e coinvolgere gradualmente anche il team. E, se si ha budget, farsi affiancare da un professionista che conosca davvero il settore e sappia costruire un percorso completo di digitalizzazione. Oggi, soprattutto con le grandi opportunità che l’AI porta con sé, restare fermi nel proprio orticello, in molti casi, è più rischioso che provare a cambiare”.

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