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Bayria Eyewear presenta “Amman”: una scultura da indossare ispirata alla Marchesa Casati

La nuova limited edition firmata Bayria Eyewear è un omaggio vibrante e visionario alla Marchesa Luisa Casati, icona assoluta dell’eccesso e musa inquieta del Novecento. Una donna che fece della propria esistenza un’opera d’arte vivente, sfidando ogni convenzione con il potere della sua teatralità.

Amica e ispirazione per Futuristi, Dadaisti e Surrealisti, la Marchesa incantava con la sua presenza magnetica: abiti scenografici, pose statuarie, occhi intensamente bistrati. Il suo volto era una maschera ipnotica, esaltata da artifici visivi che ne amplificavano il mistero. Ritratta da maestri come Giovanni Boldini, Man Ray, Kees van Dongen e Alberto Martini, fu trasfigurata in creatura eterea, fuori dal tempo. Persino Gabriele D’Annunzio, suo celebre amante, ne celebrò l’anima ardente nei suoi scritti.

La Casati non si limitava a vivere: mise in scena sé stessa, ogni giorno. Dai tableaux vivants animati da giochi di fumo e animali esotici alle passeggiate per Parigi con ghepardi al guinzaglio, ogni suo gesto era arte. Ogni apparenza, uno spettacolo.

È a questo spirito irriducibile che Bayria dedica Amman, il suo nome da nubile, una creazione in soli 200 esemplari numerati, scolpita in acetato nero assoluto, profondo come l’anima decadente della sua musa. Ma qui non si tratta di semplice design: il frontale non è stampato, ma scolpito. L’eccesso di materiale viene rimosso meccanicamente, poi rifinito a mano, dando vita a un bassorilievo fluido e irripetibile, che muta con la luce e il movimento.

A dominare la silhouette, una coppia di sopracciglia scolpite: citazione diretta dei celebri trucchi scenici della Marchesa, che disegnava arcate nere altissime e applicava nastri di velluto sulle palpebre per ottenere ciglia surreali. Si dice persino che usasse collirio alla belladonna per dilatare le pupille e rendere il suo sguardo ancora più ipnotico.

Amman è molto più di un occhiale: è un frammento di mito, un oggetto da indossare e custodire, eco tangibile di una donna che abitava il nero, che passeggiava nei cimiteri, che sfidava ogni regola dell’estetica con la sola forza della propria visione.
Un pezzo teatrale da vivere sul volto, tra bellezza e inquietudine.

COFIDIS PAGODIL
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