In occasione di SWITCH, il grande evento firmato Luxottica a Montecarlo, in programma dal 13 al 15 aprile, il mondo dell’eyewear si è trasformato in uno spazio di confronto tra ricerca, innovazione e visione. “SWITCH” non è stato solo il nome dell’evento, ma anche un concetto guida: un cambio di prospettiva continuo tra tecnologia e design, tra materia e colore, tra funzione ed estetica, in un dialogo costante che attraversa categorie e linguaggi creativi. Un approccio fluido che riflette l’evoluzione del prodotto contemporaneo, sempre più ibrido e narrativo. In questo scenario, il colore è diventato un vero e proprio sistema espressivo capace di tradurre complessità tecniche in emozione visiva, mentre materiali e finiture raccontavano nuove forme di identità e desiderio. Un percorso che ha messo al centro la ricerca e la contaminazione tra mondi diversi, dall’automotive all’architettura, fino alla moda. È in questo contesto che abbiamo visto il colore come forma espressiva del futuro: ce ne ha parlato Ludovica Misciattelli, Trend Color Expert di EssilorLuxottica, intervistata durante l’evento.

Integrare tecnologia avanzata nell’eyewear senza sacrificare estetica e desiderabilità è una sfida cruciale. Come si riesce a trovare questo equilibrio?
«È una sfida centrale, soprattutto nel segmento lifestyle e lusso. Si tratta di un prodotto nuovo, pensato per entrare nella quotidianità ma anche per essere desiderabile. Da un lato c’è un importante lavoro tecnico per integrare componenti in spazi estremamente ridotti; dall’altro, l’obiettivo è rendere questa tecnologia naturale e piacevole. Colore, trasparenza e design sono elementi chiave: trasformano un dispositivo tecnologico in un vero accessorio».
Quanto incidono colore e trasparenza nella percezione del prodotto?
«Sono fattori decisivi. La trasparenza, ad esempio, può rendere la tecnologia visibile e quindi attrattiva per chi desidera mostrarla. Al contrario, colori pieni e opachi la celano, parlando a un pubblico più orientato alla discrezione. Anche la densità dei materiali è determinante: ogni scelta intercetta sensibilità diverse. È un continuo bilanciamento tra espressione e riservatezza».
In che modo il design dialoga con colore e materiali?
«È sempre un lavoro sinergico. Il colore non può essere separato dal design: forme e spessori influenzano profondamente la resa cromatica e delle trasparenze. L’obiettivo è creare un prodotto riconoscibile come occhiale, non solo come oggetto tecnologico, mantenendo al tempo stesso un forte livello di desiderabilità».
Possiamo dire che il colore contribuisce a rendere la tecnologia più “umana”?
«Assolutamente sì. Il colore aiuta a spostare la percezione da oggetto puramente funzionale a oggetto desiderabile e vicino alla persona. Lavoriamo su palette che includono sia tonalità contemporanee sia colori più classici, per dialogare con pubblici differenti e mantenere un equilibrio tra innovazione e accessibilità».
Durante il summit si è parlato di visual storytelling. Che ruolo hanno colore e materiali nel raccontare la scienza della visione?
«Hanno un ruolo fondamentale. L’innovazione nel nostro settore è spesso altamente tecnica e poco immediata da percepire. Colore e materiali traducono questa complessità in un linguaggio intuitivo. Le lenti, ad esempio, non sono più soltanto strumenti funzionali, ma diventano anche mezzi di espressione personale».
Le “expressive lenses” stanno diventando sempre più rilevanti. Perché?
«Perché riescono a coniugare funzione ed estetica. Le lenti leggermente colorate possono essere indossate tutto il giorno, offrendo comfort visivo ma anche stile. Allo stesso tempo, le tonalità più decise stanno emergendo come vero e proprio trend. È un’evoluzione naturale verso una maggiore espressività».
Quanto è importante il ruolo degli ottici nel comunicare queste innovazioni?
«È essenziale. Senza una narrazione efficace al cliente finale, molte innovazioni rischiano di non essere comprese o valorizzate. Serve formazione e consapevolezza: più gli ottici conoscono questi linguaggi, più riescono a trasmetterli in modo corretto e convincente».
Parliamo di tendenze: quali sono i principali trend estetici per il 2026?
«Uno dei trend principali è quello delle lenti colorate, sempre più presenti in tutte le stagioni. Poi si delineano due direzioni cromatiche principali: da un lato i “Midnight Darks”, tonalità profonde ispirate alla notte come blu intensi, bordeaux e marroni scuri, alternative sofisticate al nero; dall’altro i “Calming Tones”, colori chiari, desaturati e rilassanti come azzurri pallidi, verdi soft e tonalità burro, che evocano equilibrio e leggerezza. Verso l’autunno emergeranno anche palette più nostalgiche, con richiami leggermente vintage».
Quali settori esterni influenzano maggiormente il design dell’eyewear oggi?
«La contaminazione tra settori è sempre più forte. L’automotive, ad esempio, influenza molto le finiture, tra metallizzati, iridescenze ed effetti opachi. L’architettura e il design contribuiscono invece all’evoluzione dei materiali e della loro funzionalità. Tuttavia, l’occhiale ha una specificità unica: è un oggetto che vive sul volto, quindi ogni scelta deve funzionare anche una volta indossato».
Da dove nasce l’ispirazione per i trend colore?
«Nasce da una combinazione di elementi. Analizziamo i cambiamenti socioculturali, le evoluzioni del consumatore e le influenze provenienti da moda, arte e altri settori creativi. È un processo che unisce ricerca, analisi e intuizione. Nel caso dell’eyewear, inoltre, un colore deve prima essere “assorbito” e accettato in contesti diversi prima di poter diventare realmente indossabile».