Cosa accomuna i resti millenari di una mummia e un paio di occhiali in celluloide degli anni ’30? A prima vista nulla. Eppure, per la scienza della conservazione il problema è lo stesso: fermare il tempo e rallentare i processi di degrado dei materiali.
Dopo il successo del progetto Interreg OPTI-RAIL, CertotticaGroup avvia una nuova sperimentazione che porta le tecnologie della conservazione archeologica nel mondo del design industriale del Novecento. Il progetto nasce a conclusione dell’iniziativa transfrontaliera OPTI-RAIL, cofinanziata dal programma Interreg Italia-Austria IT-AT 2021-2027 CLLD Dolomiti Live. Il percorso ha già permesso il recupero e il restauro di montature storiche in acetato e nitrato di cellulosa dell’Alto Bellunese e di locomotive storiche del Tirolo, rafforzando il ruolo del centro di ricerca di Longarone nella conservazione dei materiali.
Il nuovo focus riguarda un aspetto spesso sottovalutato. Le plastiche del design del Novecento, come acetato e nitrato di cellulosa, non sono materiali stabili nel tempo. Al contrario, sono soggetti a processi di degradazione chimica autocatalitica difficili da arrestare. Per affrontare questa sfida, CertotticaGroup ha scelto di guardare a un ambito apparentemente distante: l’archeologia. È nata così la collaborazione con il ricercatore Marco Samadelli di Eurac Research di Bolzano, impegnato nello studio e nella conservazione delle mummie e dei reperti organici antichi.

CertotticaGroup e la conservazione degli occhiali storici
Da questa sinergia scientifica prende forma una sperimentazione unica. Due speciali soft box in film multistrato di polietilene ospitano 30 occhiali storici restaurati. Non semplici teche, ma micro-ambienti controllati e sigillati. Le strutture sono dotate di sensori che monitorano costantemente temperatura e umidità, per cui ogni variazione viene registrata in tempo reale. Nelle prossime settimane l’aria interna sarà sostituita con gas Argon. Questo gas inerte riduce i processi di ossidazione e limita la proliferazione di muffe e microrganismi.
L’obiettivo della sperimentazione è duplice. Da un lato analizzare in modo scientifico il degrado delle plastiche storiche. Dall’altro sviluppare nuovi protocolli di conservazione applicabili ai manufatti del design industriale del Novecento. “Si tratta di un approccio innovativo che trasferisce competenze sviluppate per la conservazione nello studio di reperti di migliaia di anni fa su oggetti che hanno meno di un secolo”, osserva Marco Calvi, Group Research & Innovation Manager di CertotticaGroup. “Siamo abituati a considerare queste materie plastiche come elementi capaci di resistere a tutto; tuttavia, la loro natura chimica le rende intrinsecamente più fragili di fronte al tempo rispetto alla solidità storica di un reperto in pietra o metallo”.