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Milano risplende nella nuova boutique Punto Ottico Humaneyes. Intervista esclusiva a Stefano Bellotto

Milano ha appena vissuto tre tre giornate di pura meraviglia visiva grazie agli eventi esclusivi organizzati nel nuovo Punto Ottico Humaneyes in Piazza Filippo Meda 3 in occasione del lancio della nuova collezione Conception Générale. Ma è stata la sera del 23 ottobre a scrivere una nuova pagina nella storia dello sguardo.

Un viaggio tra visione e materia

La boutique di Milano, completamente rinnovata, ha aperto le sue porte con tre giornate dedicate all’incontro tra scienza e bellezza. Tra i protagonisti, la sala optometrica ampliata, cuore pulsante di una consulenza visiva all’avanguardia, e il nuovo progetto Tailor Made, che intreccia precisione scientifica e maestria artigianale. Ogni dettaglio racconta la passione per un design consapevole: materiali naturali, linee scolpite a mano, il tocco caldo del corno lavorato da maestri orafi vicentini. Gli spazi in cui l’artigianalità d’eccellenza, pensata da Domenico Concato, si racconta, sono però più di uno: sei in Italia, due negli Stati Uniti e due in Serbia.

Il gran finale: una notte di luce e creazione

Tutto è culminato la sera del 23 ottobre, con un evento che ha donato una vera e propria celebrazione dei sensi. La boutique si è trasformata in un palcoscenico contemporaneo per il lancio della collezione “Conception Générale”, un omaggio al design, alla creatività e alla visione del futuro. Una serata sospesa tra arte e ottica, dove l’emozione di un gesto, di una forma, di un dettaglio, si trasformerà in esperienza condivisa. Abbiamo incontrato Stefano Bellotto, ottico e mente ispiratrice della collezione, che ci ha raccontato con passione la rinascita del suo spazio milanese: un luogo dove la vista diventa esperienza, e l’occhiale un gesto d’arte su misura. Per Stefano Conception Générale è più di una collezione: è una dichiarazione di libertà, un inno alla forma che diventa emozione.

Stefano, partiamo da te. Chi è Stefano Bellotto?

«Sono un ottico, sì, ma direi che il mio mestiere è prima di tutto quello di osservare. Ho iniziato presto, e a venticinque anni ho deciso di partire per Londra. Doveva essere un viaggio di pochi mesi per imparare le lingue… e invece ci sono rimasto cinque anni».

Cosa hai trovato a Londra che ti ha cambiato la vita?

«La fortuna di lavorare in uno dei luoghi più affascinanti dell’occhialeria mondiale: General Eyewear, nel cuore di Camden Town. È un archivio straordinario, un universo fatto di occhiali vintage, collezioni su misura per riviste, sfilate e clienti privati. Lì ho capito che l’occhiale può essere un gesto artistico, un’estensione dell’identità. È lì che mi sono specializzato nella costruzione di occhiali su misura».

Dopo cinque anni, il ritorno in Italia. Con quale spirito?

«Con il desiderio di dare forma a un’idea che portavo dentro da tempo. Durante gli anni londinesi avevo sviluppato una piccola prototipazione, un concept che rappresentava la mia visione. Tornato in Italia, l’ho presentata a Domenico Concato: da quell’incontro è nata la decisione di trasformarla in una collezione vera e propria».

E quindi questa collezione a cosa si ispira?

«È una collezione che guarda al passato ma respira contemporaneità. È una collezione ispirata al vintage fashion, anni ’60, ’70, ’80 e anche qualcosa dei ’90. Linee grandi, volumi estrusi, proporzioni decise. È un omaggio a quegli anni di libertà creativa, ma con la pulizia e l’intenzione di oggi».

Si può dire però che la tua estetica porta con sé anche un respiro internazionale?

«Decisamente sì. Amo profondamente la cultura francese. Il nome Conception Générale nasce proprio da questo legame: è un richiamo a Pierre Cardin e ai grandi maestri del modernismo francese. A Londra invece ho imparato la morbidezza come gesto di libertà».

Che ruolo ha il concetto “su misura” in questa collezione?

«Ha un ruolo fondamentale. La collezione nasce con undici modelli e cinque varianti colore per ogni modello, più un bianco esclusivo per alcuni modelli. Ma ogni occhiale può essere personalizzato o completamente ripensato. Il cliente può scegliere una forma già esistente o crearne una nuova, da zero. È la stessa libertà che avevo a Londra: nessun limite alla costruzione o alla fantasia».

La collezione è pensata per un pubblico maschile o femminile?

«È unisex, anzi, preferisco dire libera. Il mio concetto è freedom of expression: vorrei che chiunque potesse indossarli, senza etichette o regole di genere. È la stessa sensazione che ho provato vivendo a Londra: la libertà di esprimersi attraverso ciò che si indossa, senza compromessi».

Quindi, se qualcuno desidera un occhiale unico, è possibile realizzarlo?

«Assolutamente sì. L’occhiale può diventare un pezzo unico, pensato solo per quella persona. È un dialogo continuo tra tecnica e creatività».

Dove immagini che vi porterà questa collezione?

«Per ora sarà disponibile in tutti i punti vendita Punto Ottico Humaneyes. È prodotta in Italia, a Montecchio, nello stesso laboratorio di Jacques Durand. In futuro, l’obiettivo è crescere con calma, costruire un’identità editoriale forte e poi aprirci al mondo».

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