Con un passo deciso verso il futuro, Marchon punta a un’espansione sempre più internazionale e responsabile. Ne parliamo con Thomas Burkhardt, presidente dell’azienda, che ci racconta il valore di un’acquisizione strategica, gli obiettivi già superati e una visione che mette al centro clienti e comunità. Dalla riduzione dell’impatto ambientale alla cura dei dettagli nei mercati locali, Marchon si conferma attore chiave nel panorama dell’eyewear, e lo fa con un messaggio chiaro: “Se i nostri clienti crescono, cresciamo anche noi”.
Qual è la visione strategica di Marchon e quali sono le direttrici future dell’azienda nel mercato globale dell’eyewear?
“Da un lato, il mercato sta vivendo importanti novità grazie a una recente acquisizione, di cui al momento posso anticipare solo pochi dettagli. In particolare, la nostra azienda è leader nel segmento lusso e nella produzione domestica italiana, mentre l’altra realtà si distingue per i suoi marchi premium. In quest’ottica, l’integrazione rappresenta una combinazione naturale e lungimirante per il futuro. Vorrei invece citare la nostra collaborazione con VSP, il più grande operatore negli Stati Uniti, con un focus chiaro sulla salute visiva. Vogliamo offrire un’ampia gamma di servizi: le montature rappresentano una parte fondamentale, ma includiamo anche assicurazioni sanitarie per la vista, retail di proprietà, lenti oftalmiche e un costante supporto agli ottici indipendenti. In questo contesto, Marchon gioca un ruolo essenziale. La nostra visione si fonda quindi su due pilastri: l’integrazione con VSP, oggi concentrata soprattutto sul mercato statunitense, e l’espansione globale come partner affidabile per ottici e retailer”.

Avete spesso parlato di sostenibilità. In che modo la state concretamente implementando nella vostra azienda?
“La sostenibilità è stata una nostra priorità fin dal 2018. Ricordo ancora quando un collega mi portò in ufficio una montatura realizzata con olio di ricino, ottenuta da fagioli. Stavo per partire per la California e decisi di portarla con me al mare, pensando che l’acqua salata l’avrebbe rovinata, ma invece ha resistito perfettamente. L’ho indossata per giorni: è stata un’esperienza fantastica. Per noi la sostenibilità è fondamentale, perché sentiamo una responsabilità, soprattutto in virtù della nostra dimensione. Se possiamo rendere più sostenibile il nostro modo di lavorare, dobbiamo farlo. È interessante notare che il consumatore non è ancora del tutto consapevole: ricicla bottiglie o bicchieri perché li vede fisicamente, ma difficilmente pensa agli occhiali abbandonati che galleggiano negli oceani. Per questo motivo la sostenibilità nel nostro settore è ancora poco percepita come una priorità. Tuttavia, quando mostriamo una montatura sostenibile accanto a una tradizionale, il consumatore tende a scegliere quella sostenibile. Lo sappiamo bene, quindi per noi è un investimento per il futuro e un impegno concreto. Abbiamo iniziato dal materiale, dove potevamo fare la differenza: l’olio di ricino è stato il nostro primo passo, rappresentando una plastica derivata da risorse rinnovabili e senza petrolio. Nel 2021 ci siamo posti un obiettivo ambizioso: almeno il 50% delle nostre montature dovevano essere realizzate con materiali più sostenibili. E non ci fermeremo qui, perché vogliamo continuare a migliorare. Oggi i nostri designer possono lavorare con oltre 20 materiali sostenibili diversi, tra cui materiali riciclati, biodegradabili o a basso impatto ambientale”.

Oltre ai materiali, quali altri aspetti della vostra attività state rendendo più sostenibili?
“Il secondo grande pilastro riguarda la gestione delle nostre operazioni. Stiamo lavorando per rendere ogni fase più sostenibile, a partire dalle nostre fabbriche e da quelle dei nostri partner. Ad esempio, molti prodotti oggi vengono spediti in aereo per velocità, ma stiamo cercando di ridurre i voli e incrementare il trasporto via mare, che ha un impatto ambientale molto più basso. È un processo in corso, ma rappresenta una parte fondamentale del nostro impegno per ridurre l’impronta di carbonio. Inoltre, abbiamo avviato il programma “Eyes on Tomorrow”, che raccoglie tutte le nostre attività di responsabilità sociale d’impresa. Solo due settimane fa ero in una scuola di Manhattan dove abbiamo offerto esami della vista gratuiti ai bambini: per molti di loro era la prima volta. Il momento più dolce è stato vedere la delusione dei bambini con vista perfetta, perché non potevano ricevere gli occhiali! È un progetto bellissimo, e ne abbiamo molti altri simili. Quando parliamo di sostenibilità nei nostri meeting globali, è sempre l’argomento che suscita più entusiasmo e domande. Infine, anche i nostri fornitori e partner stanno adottando questa visione. L’innovazione nel settore rende sempre più semplice portare avanti questo percorso sostenibile”.
Operate in tutto il mondo. Come riuscite a mantenere coerenza e uniformità tra mercati così diversi?
“È proprio per questo che mi alzo alle 5:30 del mattino! Scherzi a parte, essere un’azienda globale ci consente di offrire soluzioni su scala mondiale. Marchi come Nike cercano partner in grado di garantire questa possibilità. La nostra dimensione globale ci rende più efficienti e ci permette di offrire maggior valore al consumatore. Proprio nei giorni passati ho fatto ragionavo sul fatto che nel mondo si vende una montatura ogni 1,4 secondi! È un numero impressionante, ma anche una grande responsabilità. D’altronde abbiamo cinque brand globali prioritari, Nike, Calvin Klein, Lacoste, Longchamp e Ferragamo, che ogni Paese deve distribuire. Oltre a questi, ci sono marchi regionali come Liu Jo, in Italia, e più recentemente abbiamo lanciato Reserva in Brasile, un marchio di abbigliamento molto popolare, presente in oltre 2000 punti vendita. Era la scelta perfetta per quel mercato. È una sfida quotidiana, ma anche una grande soddisfazione. Trovare il giusto equilibrio per essere rilevanti sia a livello globale che locale è il cuore del nostro lavoro”.

Qual è l’obiettivo principale della vostra ultima acquisizione?
“Posso dire poco, perché siamo ancora in attesa dell’approvazione regolatoria. Tuttavia, come già comunicato ufficialmente, si tratta di un’acquisizione di grande rilievo e complessità, sia per quanto riguarda i marchi coinvolti sia per la copertura geografica. Inoltre, c’è una storia condivisa: molti anni fa Marchon era distributore di uno dei loro marchi negli Stati Uniti. I nostri clienti hanno accolto questa notizia con grande favore, perché ne colgono il valore. Non appena riceveremo l’approvazione, che speriamo arrivi entro la fine dell’anno, potremo fornire maggiori dettagli. Forse per il MIDO, anche se sarà probabilmente ancora troppo presto per vedere risultati concreti. Una cosa è certa: se i nostri clienti crescono, cresciamo anche noi. Questa è la nostra filosofia da sempre. Se loro vincono, vinciamo anche noi”.