Una nuova campagna tra webtoon coreani, distopia e risveglio dell’identità. Il 4 settembre, Ray-Ban ha lanciato Ray-Ban.EXE, una campagna visionaria che fonde l’estetica dei webtoon coreani con una narrazione distopica e potente. L’obiettivo era di invitare ognuno a risvegliare la propria creatività e a ritrovare ciò che ci rende davvero unici.
Il debutto non poteva che avvenire nel cuore pulsante della cultura contemporanea: il quartiere Seongsu-dong di Seoul, dove Ray-Ban ha aperto il suo primo pop-up store. Un luogo simbolico per parlare direttamente alla Gen Z globale, oggi protagonista e custode dei nuovi linguaggi culturali.

La trama: tra controllo e risveglio
Nel cortometraggio animato, ci troviamo in un futuro freddo e iper-controllato, dove macchine umanoidi cancellano ogni traccia di memoria ed emozione. Il protagonista, EV11, è un robot incaricato di distruggere ogni forma di individualità. Finché, un giorno, trova una valigetta nera con dentro un paio di Ray-Ban Clubmaster.
Appena li indossa, qualcosa cambia: una scintilla di coscienza, un ricordo sepolto, un’identità che riaffiora. EV11 diventa Kim, fugge dalla simulazione e scopre di non essere solo. Accolto da un gruppo di ribelli, riceve un nuovo paio di occhiali: da donare a chi ancora dorme. Ed è proprio quel gesto, posare gli occhiali sul volto di una ragazza addormentata, a innescare un nuovo risveglio.

Ray-Ban.EXE: da accessorio a icona culturale
Ray-Ban.EXE va oltre la promozione di un prodotto. È un messaggio visivo e identitario, un invito a riconnettersi con se stessi e con il proprio potenziale creativo. Gli occhiali diventano il catalizzatore di un cambiamento interiore, il simbolo di un ritorno all’autenticità in un mondo sempre più standardizzato.
Uno statement per la Gen Z globale
Con questa campagna, Ray-Ban si riposiziona come brand all’avanguardia, capace di parlare il linguaggio delle nuove generazioni: grafica potente, immaginario narrativo immersivo, riferimenti pop e culturali forti. Ray-Ban.EXE è un manifesto creativo, una chiamata all’azione per chi non vuole più rimanere intrappolato nella simulazione.
